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L’Iside sbracciata della prima notte del cielo
è raggiante di delitto.

Scendi nel nudo della carne viva,
immischiato di fango,
nel viscido che innomina il volto.

Nitrisci ora della faccia maciullata del bue
andato contro il sole,
e di notte uccidi il verme che ti soffia accanto,

Tu,
che eri trafitto e mutilato la
forma di Dio sotto l’aratro dei morti e
ferito il giorno avvampato nel mistero.

Schernisci ora il tracciato del rantolo e
crepa ubriacato

Nell’angelo del silenzio domato.

Giovanni Capogna

 

Massimo, Mirko, Michele, Mauri – grazie che sia.

C.D.