Chiara Daino_Stratocaster

Music for Peace Aid. E quale Musica? E quando Guido [Conforti] mi contattò per l’happening Più di Uno – chiedendomi che cosa intendessi performare per l’occasione, la risposta non poteva che essere: «un brano del Lupus!». Piùccheconsapevole: nel mezzo degli Artisti [sul Palco] e degli Astanti [nel Pubblico] qualcuno sarà scosso da moto indigesto [conosco – sic! – troppo bene certo genovesume] per la coniuctio Peace-Heavy Metal… E non posso che: ridere. Non posso che ricordare: quel senso di Fratellanza e di Famiglia che connatura la Musica Metal. Nell’ovunque e nel comunque – fino alla fine del fiato – i bambini borchiati lotteranno insieme. Perché la Storia la scrivono tanti singoli che musicano e mirano: lo stesso spartito e lo stesso scopo. Lasciando agli altri la strage fratricida millantata e mascherata da perbenismo [nigro notanda lapillo!].
http://moulinrouge.wordpress.com/2009/09/10/piu-di-uno-music-for-peace-aid/

voce di vento[1]

ho parlato al vento, il vento mi ha parlato
«sono solo sogni»: è stata la sua sentenza
ho provato a partire dallo Stato Mentale
[ non ero certo – convinto: non cercavo
come chiudere il cerchio – del mio castello:
riserva  di aria ]
e soffro e solo e sento la strale del dolore
secco – le lacrime [ all’angolo dell’occhio ]

ho parlato al tempo, il tempo mi ha parlato
«non piangere»: solo questo. il suo – ordine
ho provato a vivere libero, vivendo la vita
la mia ricerca [ di te ] continua:
mi racconto
lucide bugie
mi ritaglio verità artificiali a cui credere, 
ma la tua voce non arriva non – ancora

raccontami storie, non voglio sentire il silenzio
resta con me, voglio sentire: i toni del tuo rosso
parla con me, con chi non si vuole: sentire solo
piangi per me, per melodiare il mio nome magro
lacrima per me, lascia viva, eterna: la mia orma

ho parlato al cielo, il cielo mi ha parlato
«mamma morte ti aspetta»: la frase fine
piove – e ho parlato anche alla pioggia

ho parlato alla notte. e so che ora devo
aspettare [ solo un secondo ] prima che tu
sia qui. sei tu chi migliora – tutta la mia
attesa: il tempo che manca, che allontana

il quando del mio – esito: solo tu, sarai chi
mi darà dimora: domani – distrutte le mura
sarai tu a salvarmi dalla mia bocca di corvo
.

attendo l’arco dell’addio,
quando tu sciogli i nodi,
quando tu: liberi – resti

da me. domani
è dove: ti trovo
il mio riposo e il mio eterno.

ho parlato al mare, trono – nel timpano,
ho provato a preferire: la veglia al sonno,
ma duro nel dove dormo un reale riposo 

 

«curami e ripara ogni mio male»
le parole dette: a te, Dama nera!
[ ho parlato con te che non parli
la morte è muta: mastica

e sputa ]


[1] Talk to the Wind, Shadows of Steel

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Chiara_DainoFra 100 anni, quando saremo sdoganati, i posteri si renderanno conto che cultura, intelligenza, profondità, acume, passione, ribellione, anima, cuore e fuoco erano le muse che c’ispirarono.
Il metal ha bisogno di coraggio.
Complimenti

Andrea [Braindamage]

 

 I grow sick and tired of the same old lies! [Judas Priest, 1980] E siamo davvero stanchi [Metal People, 2009] del carico di colpe, del plotone di pregiudizi e perversioni che dobbiamo sopportare! E resistiamo, nonostante. E si rende grazie a messaggi come quello di Andrea, postato sulla bacheca del Lupus, e si rende sempre più alto il volume della verità gridata in faccia! Adesso basta! Personalmente, non ho intenzione di aspettare 100 anni un qualche riscatto e brindare nel Valhalla o nel dove purgherò i miei peccati! Posso prendere sul serio la questione culturale di questo Paese? Posso credere Artisti torme di tacchini infarciti di boria enciclopedica che diatribano del: chi ha recensito chi e per quale occulto motivo, chi ha scopato chi per ottenere cosa, chi può dirsi critico, chi non può dirsi scrittore, chi può dare alla stampe dandola via,… E nauseme simile? E questo per quanto riguarda le Lettere [Musica e Teatro e Cinema presentano altrettante MerDaviglie che, attualmente, non mi regge l’esofago a fiamma – riportare]. Appurato il vischio teorico che mummifica quei miceti che si spacciano mentori del passato/presente/prossimo poi [gran parte, per carità!, baciamo le borchie dei pochi numi/lumi rimasti] – non resterò in questo pantano patetico in silenzio! Non resterò immobile nell’immondo! E Metallo volle che non fossi l’unica! Per questo l’ennesima pagina, la cronaca del Lupus [cronaca che vi risparmia i dettagli di una serata agghiacciante in quel di Genova, città tristemente nota per la fatica inumana cui sottopone chiunque non sia un asceta e si debba esibire!]. La cronaca nera di una Poesia che non è morta, veste semplicemente la pelle – del chiodo! Fisso. Quel futuro che nessuno può più negare. La cronaca nera. E ora, chi ha paura del buio?

scotofobia[1]

io sono: sono chi cammina – solo
nel quando: avanza una strada scura
nella notte, nel parco dove – passo

se la luce cambia veste [ si muta ]
mi sento un altro, un strano morso:
tormento mi morde, tutte le volte
è sempre è quando: è al tramonto

fobia del nero – è il taglio

del buio, di quel che [ porta paura ]
mi prende: è il panico di un chi…
è presente: è qui! resta e spaventa
quel che, quel chi: fissa la mia fobia

sono strida – le tue dita sul muro
sono scosse – per te, lungo la nuca
ricerchi: [ dove? ] un punto di luce?

ricordi: [ cosa? ] lo sguardo sospetto
all’angolo, nella stanza – le volte
che ti vinse la sensazione: questa
quella cosa – ti calcava le ciglia

ripensi: [ quando? ] la notte sei solo
e credi di sentire dei passi – dietro –
ti volti di scatto: e non vedi. «nulla»?

rivedi: [ come? ] corri corri corri, …
perché temi di guardare – di nuovo
alle tue spalle –, lo senti: ti segue…

panico in pellicola: l’hai visto
ieri – notte di pratiche di streghe
di buchi neri nel teschio – la testa
ti tradisce: crea corpi crudeli

subito segni: lo sguardo che sgrana
danze di larve – calca – alle costole

la mia marcia lungo le strade scure
[ sono un chi che cammina da solo ]

 


[1] Fear of the Dark, Iron Maiden